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	<title>Diario di bordo</title>
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	<description>rivista digitale delle arti</description>
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		<title>Sharkemcee &#8211; intervista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 18:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
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					<description><![CDATA[Shark Emcee è il pioniere del Rap made in Sannio. Coinvolgente, ironico, impegnato e in perfetto equilibrio tra tradizione e rinnovamento. lo stile compositivo di Shark Emcee è essenziale e contemporaneamente ricco di eccitanti sfumature.Il suo disco d’esordio “La trappola” viene pubblicato nel 2007. Il progetto genera un notevole interesse e diversi live sul territorio,&#8230;&#160;<a href="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/anno-2-numero-uno/musica-anno-2/sharkemcee-intervista.html" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Sharkemcee &#8211; intervista</span></a>]]></description>
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<figure class="wp-block-video"><video controls src="https://alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/2025/12/sharkemcee.mp4"></video></figure>



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<p><strong>Shark Emcee</strong> è il pioniere del Rap made in Sannio. Coinvolgente, ironico, impegnato e in perfetto equilibrio tra tradizione e rinnovamento. lo stile compositivo di Shark Emcee è essenziale e contemporaneamente ricco di eccitanti sfumature.<br>Il suo disco d’esordio “La trappola” viene pubblicato nel 2007. Il progetto genera un notevole interesse e diversi live sul territorio, ampliando la platea dei fan.<br>Successivamente nel 2010 esce Made in Sann-Yo che rappresenta un’evoluzione rispetto al primo disco aumentando notevolmente il suo seguito.<br>Nel dicembre dello stesso anno Shark Emcee pubblica il primo singolo da solista: “Orgoglio Sannita”, che spinge il rapper beneventano al di fuori del circuito underground.<br>Interessante la citazione e la messa in onda del brano Orgoglio Sannita, nel programma radiofonico condotto da Linus “Deejay chiama Italia”, come pezzo rap dedicato alle città italiane con più alto numero di segnalazioni del pubblico.<br>L’attività di Shark Emcee lo vede sempre più spesso protagonista di battles lungo lo stivale, che con il tempo forgiano la sua personalità ed il suo stile. Riesce a guadagnare il titolo di campione nazionale al prestigioso contest “Microphone masta”<br>Nel 2011 arriva il secondo singolo “Ad ogni signorina” , il clip con – regia di Valerio Vestoso – conquista il secondo posto al più importante concorso per videoclip italiani “PIVI”. Grazie a tale risultato il videoclip va in rotazione sui monitor delle metro di Roma e Milano, sui voli nazionali Alitalia e in vari cinema del Paese.<br>Nel 2012 con il singolo “Fattell ‘na risat”, ed il featuring con il gruppo folk campano dei Sancto Ianne nel singolo “Guardame Sienteme” fondono il folk ed il rap in un impasto sonoro atipico ed emozionante.<br>Il 22 dicembre del 2012 Shark Emcee lancia il suo primo EP da solista: “I was a b.boy, please gimme a job”.<br>Nello stesso anno è stato anche protagonista con Rocco Hunt, Fabio Mef, Doc Shock e Lucariello di “Il suono che parla”, progetto di scrittura rap per i detenuti all’istituto per minori di Airola, dopo il quale sono stati pubblicati un libro ed un cd.<br>Nel 2014 Shark Emcee si posiziona tra i primi 6 classificati del torneo nazionale di freestyle “Passa il microfono” all’Alcatraz di Milano.<br>Nel 2015 presenta il singolo “Non ho bisogno” alle selezioni di Sanremo Giovani. Il rapper riesce a superare la prima selezione entrando nei 60 finalisti su 660 brani presentati.<br>Nel 2016 presenta il singolo “Delle volte”. Nella stagione calcistica 2017/18 Shark Emcee è stato scelto come inviato dallo stadio per la trasmissione “Quelli che il calcio” in concomitanza dei match Napoli-Benevento e Crotone-Benevento; occasioni in cui il rapper beneventano ha dimostrato le proprie abilità con l’improvvisazione in rima.<br>Nel 2019/2020 torna sulla scena con i singoli “Fuoco sulla traccia” e “Boom”.<br>Le sue doti da freestyler inoltre lo hanno portato più volte a condividere il palco con artisti di rilievo nel mondo musicale nazionale (Clementino, Rocco Hunt, Ghemon, Lucariello, Mama Marjas, Luca Aquino, Daniele Sepe e tanti altri).<br>Dopo aver rilasciato i singoli &#8220;Accussì mò&#8221;, &#8220;&#8216;Na man&#8217; aizàt&#8221;, “VIP” e &#8220;Quello che so&#8221;, il 14 aprile 2023 ha rilasciato l&#8217;album &#8220;Dopo un po'&#8221; per l’etichetta Dischi Rurali e distribuito da Artist First.</p>
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		<title>&#8220;La voce dei vigneti&#8221; di Antonio Di Santo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 16:35:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
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<p class="has-medium-font-size">Una giornata piena. Una delle tante, nella vita di Benedetta. Lavorava da dieci anni nella M&amp;C di Milano, una grande azienda pubblicitaria, che proprio in quel periodo stava concludendo un importante progetto.<br>Aveva passato molte ore al PC, con gli occhi che le bruciavano, quando fu interrotta da uno squillo.<br>La madre di Benedetta non chiamava mai la figlia in ufficio, la sentiva poco. Gli impegni di lavoro della giovane donna non le permettevano di ritagliarsi più di qualche minuto per le telefonate private.<br>Quel giorno, però, il telefono squillò e fu proprio la madre di Benedetta a chiamare. Il motivo della chiamata lasciò la giovane stordita. Mai, si sarebbe aspettata che la sua unica cugina materna avesse già fissato la data del matrimonio per il mese venturo. Si era sentita tradita da quella notizia e se ne dispiaceva.<br>Aveva appreso, solo cinque settimane prima di quella chiamata, che la cugina stava frequentando un tipo di San Lorenzo e ne sembrava già innamorata persa.<br>La madre di Benedetta era ancora molto legata alla famiglia; era natia di Guardia Sanframondi e si era trasferita con la famiglia a Milano, quando la figlia aveva 10 anni.<br>Il marito era originario di Cerreto Sannita e come la compagna era ancora legato al beneventano; entrambi si recavano a Guardia, periodicamente, ma, ormai da molti anni, la figlia non li accompagnava più.<br>Fino all’età di 14 anni, Benedetta aveva ricordi di Guardia, perché fino a quell’età aveva seguito volentieri la famiglia al paese, per rivedere la nonna materna a cui era legata. Crescendo, però, la ragazza aveva voluto fare esperienze nuove. A 15 anni convinse i suoi genitori a lasciarla partire per l’Inghilterra, a casa di una famiglia, dove avrebbe potuto perfezionare la lingua inglese, occupandosi dei bambini dei suoi ospiti. Fece questa esperienza per tre estati di seguito e acquisì una buona padronanza della lingua. Finito il liceo prese una laurea in letteratura. Durante l’università viaggiò per l’Europa per apprendere altre lingue e fare piccole esperienze di lavoro all’estero. Dopo la laurea partì per un master nel settore marketing, negli USA e là rimase due anni. Tornata in Italia iniziò la sua carriera nella M&amp;C di Milano e là lavorava da dieci anni.<br>Aveva sempre conservato un affetto speciale per la cugina; da figlia unica l’aveva sempre considerata una sorella minore e tutti i suoi ricordi d’infanzia si legavano a lei. Qualche volta Luciana era salita a Milano per far visita alla cugina e, come era proprio del suo carattere egocentrico e del suo fare bonario, aveva condiviso con Benedetta racconti su Guardia, aggiornandola su tutte le sue storie d’amore complicate che per un motivo o per l’altro finivano sempre.<br>Ora Luciana si stava per sposare; in soli due mesi aveva trovato ciò che aveva cercato per tutta una vita. Aveva trentacinque anni; l’età giusta per sposarsi, pensava la cugina più anziana di tre anni. Pensando al futuro matrimonio di Luciana, Benedetta provò ancora una sensazione insolita, come di solitudine. Aveva trentotto anni e non aveva mai avuto una storia vera nella sua vita. Da ragazza era orgogliosa della sua indipendenza, ma ultimamente, non avere qualcuno che le stesse accanto, nel periodo più delicato della sua carriera, le pesava.<br>I giorni erano volati e il lavoro di Benedetta aveva fatto effetto nell’azienda. Il CEO della M&amp;C le aveva accennato di futuri incarichi importanti. Benedetta era soddisfatta di sé ma il matrimonio della cugina aveva scatenato in lei una crisi. Per la prima volta stava riflettendo sulla sua vita.<br>Prese sette giorni dall’azienda per il suo ritorno a Guardia. Era da ventiquattro anni che non vedeva il paese. Non sapeva interpretare bene il suo stato d’animo, c’era qualcosa che la emozionava e allo stesso tempo la deprimeva. I ricordi della sua infanzia erano sfocati, ma belli. Tuttavia, sentiva che Guardia le era estraneo e cresceva in lei un senso di disagio.<br>Il viaggio in macchina aveva già preso sei ore e mezza e la madre di Benedetta stava dormendo sul sedile accanto al suo, con la testa rivolta indietro, da una mezz’ora. La giovane aveva preso la strada provinciale e aveva attraversato Cerreto Sannita, la città di suo padre. Di Cerreto aveva pochissimi ricordi, il padre era sempre stato legato a Guardia, dove aveva conosciuta la madre di Benedetta e a Cerreto c’era tornato di rado. Qualche immagine della sua infanzia le tornò alla mente: rivedeva suoi nonni paterni. Quanto era andata avanti la vita? Le venne un brivido e per un attimo avrebbe voluto tornare indietro. Non c’era nulla che la legasse a quei luoghi silenziosi; alle case antiche e decadenti. Ricordò la casa di sua nonna paterna e il divano di velluto rosso, doveva sedeva suo nonno con il bicchiere di Falanghina in mano, l’unico lusso, dopo una sfiancante giornata di lavoro alla vigna. Ricordò i balconcini di ferro del corso principale, con i fiori freschi, e le pareti della facciata della palazzina dove viveva sua nonna, mangiate dall’umidità e dal tempo.<br>Si accorse che stava entrando a Guardia e subito scorse la valle Telesina. Una distesa di vigneti e uliveti si perdevano all’orizzonte. Ebbe la sensazione di lasciarsi alle spalle il suo presente per riappropriarsi di un passato che non le apparteneva. Entrare in quei territori la faceva sentire fuori dal tempo.<br>Il navigatore segnava il ridursi della distanza verso la casa di sua nonna materna, il percorso la costrinse a salire per una delle strette vie del borgo, Benedetta era una brava automobilista, era abituata al traffico milanese, ma sentiva di fare fatica ad attraversare le stradine strette di Guardia. Si rese conto che stava sfociando in una strada più larga e cominciava di nuovo a intravedere la valle; i suoi colori brillanti con le sfumature verdognole, misero alla giovane il buon’umore. Era in Via Municipio, a un soffio dalla casa di sua nonna.<br>Appena scesa dalla macchina sentì la voce roca della vecchia parente, si voltò e la vide affacciata ad un balcone.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li class="has-medium-font-size">Benedetta! Qua sei! Ma come ti sei fatta bella! Le foto le avevo viste, ma dal vivo sei un’altra cosa!</li>



<li class="has-medium-font-size">Ciao nonna – per un attimo si sentì bambina. Vedeva sua nonna ancora giovanile, appoggiata alla porta, mentre la chiamava per la merenda. Sentì il profumo delle sfogliatelle napoletane e si rese conto che era reale.</li>



<li class="has-medium-font-size">Ti ho fatto il tuo dolce preferito, sai? Ma tua madre non è con te? E papà dov’è?</li>



<li class="has-medium-font-size">Papà non ce la fa, purtroppo. Mamma si è addormentata, ora la sveglio.</li>



<li class="has-medium-font-size">Dai, sbrigatevi a salire, che c’è anche Luciana che ti vuole salutare.<br>Nel mentre, la cugina si affacciò alla finestra e le fece un sorriso luminoso. Il suo viso era raggiante e la sua felicità si percepiva immediatamente. Si offerse di scendere per aiutare con le valige e Benedetta la trovò insolitamente energica.<br>Dopo pochi minuti si trovarono sedute sul sofà della nonna materna a chiacchierare.</li>



<li class="has-medium-font-size">Vedo che il fidanzamento ti sta facendo bene. Non posso credere che ti sposi, io nemmeno conosco il tuo fidanzato!<br>Luciana sorrise – lo conoscerai stasera, ho organizzato una piccola festa di post-fidanzamento, all’agriturismo di Antonio. Ti ricordi di lui?</li>



<li class="has-medium-font-size">Antonio? No, non .. – Benedetta cercò fra i suoi ricordi e si sforzò di trovarci un Antonio, ma non le venne in mente nessun viso da associare a quel nome.</li>



<li class="has-medium-font-size">Ma dai! Non ti ricordi di Antonio! Quando avevi quattordici anni, ti c’eri pure messa assieme! Lui era innamorato perso dietro a te!<br>Benedetta restò incredula per qualche secondo, poi la sua mente iniziò a cercare un’altra volta, sforzandosi di ritrovare quel viso sconosciuto: &#8211; Antonio, Antonio, ah! Ma sì, sì Antonio! Hai ragione, sì che mi ricordo. Chissà … lo avevo rimosso dai miei ricordi. E come sta?</li>



<li class="has-medium-font-size">Bene. La moglie, però, non lo lascia respirare.</li>



<li class="has-medium-font-size">Ah! È sposato?</li>



<li class="has-medium-font-size">No, divorziato, da otto mesi, ma l’assegno di mantenimento è spropositato. Sai, con il figlio di mezzo …</li>



<li class="has-medium-font-size">Capisco. E il tuo Filippo, che tipo è?<br>La bocca di Luciana si aprì di nuovo in un sorriso – Filippo? Filippo scherza sempre! Mi fa ridere. Ma sono sicura ch ti piacerà, perché ha un sacco di interessi!</li>



<li class="has-medium-font-size">Ma come vi siete conosciuti?</li>



<li class="has-medium-font-size">Tu ci credi all’anima gemella? Entrambi eravamo a Torrecuso, con amici per il VinEstate, una manifestazione che fanno là, a inizio settembre; ci siamo piaciuti all’istante. Lui aveva in mano un bicchiere di aglianico DOC, proprio come me! Abbiamo iniziato a parlare e … da passione nasce passione! – scoppiò in una risata gioiosa, che nascondeva un po’ di eccitazione.<br>Benedetta era felice per Luciana, non ricordava di averla vista mai così serena; tuttavia, sentiva un senso di fastidio. In quel preciso momento della sua vita non aveva neanche un amante, non faceva sesso da mesi e l’amore per lei era ormai divenuto una sorta di mito, che non apparteneva alla sua esistenza. Sapeva che la cugina le avrebbe chiesto notizie sulla sua vita intima e non voleva affrontare l’argomento. Si sentiva fragile e in difetto di fronte alla felicità della parente, come una sciocca ragazzina.<br>L’agriturismo di Antonio era a pochi chilometri dalla casa della nonna di Benedetta, in via Sant&#8217;Antuono. L’entrata dava sulla strada e appariva come un edificio qualunque. Un terrazzino bianco e marrone sovrastava sopra la porta d’entrata, dove appena sopra al muro, proprio sotto al terrazzo, era incisa l’insegna in stampatello: “Agriturismo La Cantina” &#8211; Originalità portami via! – pensò Benedetta.<br>L’edificio era protetto da una cancellata, che era aperta, per permettere alle macchine d’entrare.<br>Superata la cancellata, la sua macchina avanzò nel vialetto che si apriva in un grande parco, da cui si vedeva tutta la bellezza della Valle Telesina. L’illuminazione notturna dava alla valle un aspetto fiabesco e meraviglioso. Rimase inebriata dalla scenografia naturale e pensò alla fortuna di chi si trovava tanta bellezza sotto agli occhi ogni giorno. Sentì il lieve desiderio di poter restare là e lasciarsi Milano alle spalle.</li>



<li class="has-medium-font-size">Guarda, scommetto che quello è il nostro tavolo! – gridò sua mamma.<br>Al centro vide un lungo tavolo con due file di sedie da entrambi i lati. Notò che accanto al tavolo sostavano diversi gruppi di persone, in piedi, intenti a chiacchiere. La maggior parte di loro sorseggiava del vino; molti ridevano rumorosamente e il chiacchiericcio continuo creava una piacevole atmosfera festaiola. Nessuno aveva notato la loro presenza.<br>Squadrò attentamente ogni gruppo, sperando di scorgere la cugina, la madre la scosse di nuovo – Benedetta, ecco Luciana!<br>La cugina si avvicinava con il solito sguardo acceso e il sorriso che la contraddistingueva dal pomeriggio. Era elegante e le sembrò bellissima. Era accompagnata da un giovane alto, con folti mustacchi che gli spuntavano da sotto al naso. Benedetta comprese che doveva trattarsi di Filippo e si lasciò scappare un sorriso.<br>Il fidanzato della cugina si mostrò socievole e iniziò a chiacchierare con Benedetta e sua madre; raccontava in maniera concitata ogni particolare del suo incontro con Luciana e, ogni tanto, indirizzava alla futura sposa qualche battutina spiritosa. Luciana allora scoppiava in fragorose risate.<br>Il chiacchiericcio dei presenti iniziò ad essere sovrastato da un giro di note al piano, a cui seguirono basso e batteria; ad ultimo, il sax completò l’apertura del primo pezzo swing. Molti dei presenti lasciarono il gruppo per unirsi in coppie di ballerini. I vestiti da sera delle ragazze si aprivano a ruota durante gli swing out e i triplo step scandivano i ritmi sincopati suonati dell’orchestrina in fondo al parco.</li>



<li class="has-medium-font-size">Ma! Non ci posso credere!- esclamò Benedetta &#8211; Qua si balla swing? A Milano va tantissimo, ma qua … non credevo che …</li>



<li class="has-medium-font-size">Ma va là! Non siamo mica trogloditi qua! – disse allegramente Luciana. &#8211; Ti presento il genio che ha organizzato la serata – Antonio, era davanti a Benedetta.<br>Lo sguardo di lui si accese. Non era più quel ragazzino che Benedetta ricordava a stento. Vedeva un uomo alto e ben piantato, con la barba ben regolata intorno al viso e due occhi penetranti. Benedetta si sentiva imbarazzata e la sua gola era secca. Antonio le offrì un bicchiere di Falanghina del Sannio DOC, dicendole che era prodotto dall’azienda. &#8211; Stai bevendo un prodotto a chilometro zero. Sai per cominciare è sempre meglio un bianco!<br>Il sapore fruttato del vino, penetrò nella sua gola lasciandole un piacevole aroma di fiori. Era secco e fresco e le venne voglia di berne un secondo sorso per assaporarne il profilo. Le sembrò di sentire gli antichi profumi della sua terra; socchiuse gli occhi per un attimo e vide il campo di ginestre, dove passava le giornate da bambina. Si sentì felice e chiese ad Antonio di ballare. Il proprietario della cantina si mostrò fin da subito un ballerino esperto e colse in Benedetta la partner ideale. Ballavano con euforica complicità, come se per anni non avessero fatto altro. Lei sapeva rispondere con prontezza a ogni break di lui ed entrambi sembravano divertirsi più ancora di Luciana e Filippo. Non si accorsero di aver attirato gli sguardi dei presenti che gli osservavano con ammirazione e interesse.</li>



<li class="has-medium-font-size">Wow! Ma sei una ballerina nata &#8211; le disse la cugina alla fine del secondo pezzo.</li>



<li class="has-medium-font-size">Be’, io ballo da anni ormai. Non pensavo che Antonio sapesse ballare così. – si girò verso di lui e con un sorriso che non provò nemmeno a nascondere gli chiese: &#8211; Dove hai imparato?</li>



<li class="has-medium-font-size">A Roma. Non sono sempre rimasto qui a Guardia. Io e mia moglie abbiamo vissuto là cinque anni, dopo sposati. Poi mi è venuta voglia di tornare. Roma è una bella città: se vuoi goderti la vita è il posto ideale, però, a me mancava troppo questa valle. – Benedetta si voltò di nuovo a guardare quella meravigliosa scenografia naturale e le sembrò che quelle luci e quei colori fossero lì per lei.<br>Le venne voglia di ballare ancora e trascinò Antonio in un charleston frenetico. La serata trascorse fra le danze e il vino. I due ex ragazzi di una volta erano cresciuti e ora si esploravano con la fresca curiosità dell’attrazione reciproca. Era come se si fossero conosciuti per la prima volta, proprio quella sera.<br>Quando i presenti si ridussero a dieci, compresa la madre di Benedetta, che era rimasta a chiacchierare con chiunque prendesse fiato dalle danze, la giovane si rese conto che aveva praticamente dimenticato la cugina. La festa di Luciana le era trascorsa accanto e lei nemmeno se ne era accorta. Tuttavia, la futura sposa non sembrava adirata, ma piuttosto incuriosita dal suo feeling con Antonio. Benedetta non aveva ancora elaborato la cosa e nemmeno lei sapeva cosa definirlo.<br>Prima di salutarla, Antonio le fece promettere di ritornare l’indomani mattina; tra un ballo e l’altro avevano parlato dell’agriturismo e l’orgoglioso proprietario voleva che Benedetta visitasse l’hotel interno e desse un’occhiata alla sua cantina.<br>La mattina seguente Benedetta era ancora stordita dalle note e dal profumo del vino autoctono; benché, andare da Antonio la eccitasse, l’incertezza si era insediata nel suo animo. Sentiva di non riuscire a controllare il suo interesse per il suo ex e aveva paura di illudersi su una storia che presto sarebbe finita. Antonio aveva impostato a Guardia tutta la sua vita e lei doveva tornare a Milano; perché andare da lui? Fra quattro giorni Luciana e Filippo si sarebbero sposati e lei sarebbe ripartita. Ricordò le parole del suo capo e pensò ai nuovi progetti che l’aspettavano. Stava per chiamare Antonio, voleva dirgli che non sarebbe andata a La Cantina, ma le dita restarono sospese sui tasti del cellulare. Gli scrisse che stava per arrivare.<br>Ora lei e Antonio si trovavano fra i corridoi dell’hotel. Lo stile interno dell’edificio riprendeva le linee del primo novecento, ma ogni dettaglio sembrava studiato con cura e il mobilio delle camera imitava lo stile antico. I colori chiari erano perfettamente abbinati alle pareti delle stanze e dei corridoi, e nell’insieme l’hotel emanava una luce accogliente; dava la sensazione di trovarsi in un posto raffinato. Su una lunga tavola, all’interno della sala ristorante, era allestito il buffet per la colazione, e alcuni ospiti si stavano servendo. Antonio le spiegò che si trattava di turisti – fino ad ottobre abbiamo un po’ di turisti qui a Guardia, soprattutto ad agosto, anche per la manifestazione di Vinalia, ma dall’autunno fino a primavera c’è un grosso calo.<br>Be’, per me è già una notizia sapere che ci sono turisti – le aveva risposto Benedetta di getto. Si rese conto dopo di essere stata un po’ cinica. Antonio si stava aprendo con lei, le stava comunicando le difficoltà dell’azienda. Si era comportata come una turista in vacanza. Cercò di spostare l’attenzione del compagno e le chiese di farle visionare la cantina dei vini.<br>Il locale si trovava sotto all’hotel; non era molto grande e la poca luce che penetrava dalla porta aperta consentiva appena di vederne l’interno. L’odore del vino era penetrante e provocava una sensazione di piacere. Nella penombra s’intravedevano le botti disposte a terra, in fila. Di fronte stavano scaffali di mattonelle rosse, su cui poggiavano le bottiglie di vino, accuratamente sdraiate l’una sull’altra. Gli scaffali erano allestiti per tipologie di vino e sulla parete accanto, stava un igrometro che segnava la temperatura e i gradi di umidità del locale. Antonio le fece strada e le raccontò la storia di ognuno dei suoi vini. Le parlava dei vigneti, delle uve e dei tempi necessari ad ogni nettare per maturare. Era innamorato del suo lavoro.</li>



<li class="has-medium-font-size">La gente pensa che il vino sia una cosa da bere, ma il vino ti parla: racconta la terra della vigna e chi raccoglie le sue uve. Dietro a ogni bottiglia ci sono delle di storie.<br>Benedetta lo osservava ammirata. Si sentiva affascinata da quell’Antonio che non aveva conosciuto. Erano stati insieme una sola estate, quando ancora lei veniva a Guardia. In quei mesi sbocciò un sentimento improvviso, fra ragazzi. Si ricordò dei vigneti, dove nei tardi pomeriggi si nascondevano per stare insieme. Si ricordava delle emozioni dei suoi giovani anni, dei primi baci e delle prime carezze. L’ultimo ricordo di Antonio fu offuscato dalla vecchia Milano della sua giovinezza. Ricordò l’entusiasmo dell’ l’estate successiva, quando doveva partire per l’Inghilterra e la ferma convinzione che non sarebbe più tornata a Guardia.<br>Antonio la richiamò al presente. Le propose di farle visitare i vigneti dell’azienda e Benedetta acconsentì. Erano ancora là, ventiquattro anni dopo. Le sembrò che quei vigneti, dovessero segnare la loro vita. Erano stati lo scenario della loro estate giovanile e anni dopo erano l’oggetto del loro incontro. Che ci facevano là, loro due insieme? Dove stavano andando? Si ricordò delle parole che le aveva detto Antonio poco prima, quando parlava del vino &#8211; anche i vigneti raccontano le storie di chi li attraversa &#8211; pensò. Sono testimoni del tempo che passa.<br>Antonio l’aveva vista pensierosa e le aveva preso il viso fra le mani. Gli sguardi si erano incrociati ancora, il suo compagno poteva leggerle il pensiero. Sapeva che lei stava ricordando il passato. Il desiderio di baciarsi era diventato forte per entrambi e Benedetta sentì un brivido, quel bacio non aveva senso; non doveva succedere. Non erano più ragazzi. Il tempo era passato e le responsabilità del loro futuro pesavano sul loro presente. Benedetta si scostò bruscamente.</li>



<li class="has-medium-font-size">Antonio io devo andare, non sono ancora riuscita a trovare delle scarpe adatte per il matrimonio di Luciana. Dovrò girare qualche negozio qua. A Milano ho avuto giorni di fuoco e … Sai se in centro trovo qualcosa?<br>Antonio si offrì di accompagnarla, ma lei fu decisa a rifiutare. Lasciò Antonio senza nessuna promessa di rivederlo nei tre giorni successivi. Si sarebbero rivisti direttamente al matrimonio della cugina e là si sarebbero salutati per sempre.</li>
</ul>



<p class="has-medium-font-size">Il ricevimento di nozze fu splendido. La cugina, avvolta nel suo meraviglioso vestito bianco, sciolse gli ultimi dubbi di Benedetta. Luciana era fatta per il matrimonio, lei no. Lei non avrebbe mai indossato quel vestito. Doveva accettarlo, come aveva sempre fatto. Ci fu musica e tutti avevano voglia di ballare e divertirsi. Antonio avrebbe voluto parlare con Benedetta, avrebbe voluto dirle che il suo cuore era rimasto legato a quell’estate di ventiquattro anni prima. Ora sapeva perché non aveva mai amato nessuna; nemmeno sua moglie. Voleva dire a Benedetta che la sua vita era là, a Guardia, con lui. Sapeva quanto amava i vigneti e la valle e sapeva che lei avrebbe voluto invecchiare là. Antonio, però, non disse nulla.<br>Benedetta partì la mattina seguente.</p>



<p class="has-medium-font-size">In dieci anni, Antonio aveva portato La Cantina ad essere un punto di riferimento fra le aziende agricole in Italia. I turisti adesso venivano anche d’inverno e il suo contributo fu importante per il rinnovamento dell’immagine di Guardia. La Cantina organizzava eventi internazionali, legati al vino e alla viticultura; formava competenze e collaborava con realtà culturali di alto livello italiane ed europee.<br>Antonio era un signore di 48 anni, sbattuto da una parte all’altra dai suoi mille impegni. In una mattina di sabato, si era ritagliato un po’ di tempo, per passeggiare in solitudine fra i suoi vigneti. Lo rilassava. Quella mattina si mise in ascolto, aspettava che i suoi vigneti gli parlassero, per perdersi nei suoi ricordi, ma una signora matura, dall’aspetto piacevole ed elegante gli si piantò davanti. Gli sguardi si incrociarono. Era una signora di Milano. Si stabiliva a Guardia, la sua terra. Era da tutta una vita che viveva lontana. Era tornata per restare. Lui le prese la mano. Non dissero nulla. Si sedettero ad ascoltare il fruscio delle foglie, mosse dal vento del Sannio.</p>



<p><strong>Antonio di Santo</strong>: sono un avvocato con una grande passione per la scrittura. Ho pubblicato il mio primo libro, intitolato “Benedetto avvocato: le avventure straordinarie di un avvocato di provincia”. Il libro è un ritratto ironico e leggero della quotidianità di un avvocato di provincia, che spesso si trova a ricoprire non solo il ruolo di legale, ma anche quello di confidente, amico e sostegno psicologico per i suoi clienti. Le storie raccontate mettono in luce, con pungente ironia, il lato umano della professione forense, regalando ai lettori momenti di riflessione e leggerezza.<br>In questo periodo storico, segnato prima dalla pandemia e poi dalla guerra in Ucraina, credo che sia fondamentale cercare momenti di serenità e spensieratezza. Con “Benedetto avvocato”, ho voluto offrire un contributo in questa direzione, strappando un sorriso e stimolando una riflessione su quanto siano preziose le cose semplici della vita.<br>Sono convinto che l’arte, in tutte le sue forme, sia uno strumento potente per rispondere alle difficoltà dei nostri tempi, e spero di poter continuare a offrire il mio contributo attraverso&nbsp;la&nbsp;scrittura.<br></p>
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		<title>&#8220;Due in uno&#8221; di Sergio Brusca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 16:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
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					<description><![CDATA[DUE in UNO è l’elaborazione di due studi presenti nel mio metodo “La Scuola del Clarinetto” Ed. Curci.È un brano in due tempi per clarinetto e chitarra, l’Andante cantabile (prima parte dello studio in Re min.) termina sulla dominante di Re e, dopo una breve introduzione della chitarra, ha inizio la seconda parte (studio in&#8230;&#160;<a href="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/anno-2-numero-uno/musica-anno-2/due-in-uno-di-sergio-brusca.html" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">&#8220;Due in uno&#8221; di Sergio Brusca</span></a>]]></description>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>DUE in UNO</strong> è l’elaborazione di due studi presenti nel mio metodo “La Scuola del Clarinetto” Ed. Curci.<br>È un brano in due tempi per clarinetto e chitarra, l’Andante cantabile (prima parte dello studio in Re min.) termina sulla dominante di Re e, dopo una breve introduzione della chitarra, ha inizio la seconda parte (studio in Re Magg.) con carattere più ritmico e sincopato.<br>Il brano ha uno scopo prettamente didattico, nell’unire i due studi ho voluto valorizzare le qualità espressive e tecniche degli esecutori.<br>La prima elaborazione di DUE in UNO è stata scritta per un trio composto da clarinetto, violino e chitarra; successivamente ho ridotto l’organico ad un duo ed esiste anche una versione per due clarinetti e pianoforte.</p>
</blockquote>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="https://alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/2025/12/due-in-uno_sergio-brusca.mp4"></video></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Gli esecutori:</h2>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<h3 class="wp-block-heading">Antonio Passaro</h3>



<p>Diplomato in Chitarra e Didattica della musica presso il Conservatorio Statale di Musica di Benevento.<br>Ha svolto attività concertistiche, facendo esperienze di musica da camera, da solista e soprattutto in Duo di chitarre, dal 1994 al 2000 con il M° Maria Cristina Gallucci. È laureato in Lingue e Letterature Straniere Moderne presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli.<br>È docente titolare di Chitarra al Liceo Musicale “G. Guacci” di Benevento.</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<h3 class="wp-block-heading">Antonio Arietano</h3>



<p>Si è diplomato brillantemente in clarinetto nel 1987 presso il Conservatorio “L. Perosi” di Campobasso.  Ha inciso un CD di musica contemporanea con musiche di G. Cresta, ed ha effettuato diverse registrazioni per la R.A.I. ed emittenti private. Nel 2005 è uscito nel mercato discografico classico, un cd con etichetta “Templeton” contenenti brani inediti della letteratura per clarinetto e pianoforte. Ultimo lavoro discografico febbraio 2018, etichetta Losen Records Sciuscià, colonne sonore da film, sul mercato Norvegese. Ha seguito i corsi di Perfezionamento organizzati dall’Accademia Murgantina Morconese e dall’Associazione Internazionale di Musica di Roma conseguendo la borsa di studio e il Diploma “ad Honorem”.</p>
</div>
</div>



<h2 class="wp-block-heading">il compositore:</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Sergio Brusca</h3>



<p>brillantemente diplomato in Clarinetto, ha conseguito la Laurea di Primo Livello in Strumentazione per banda, ha frequentato i corsi di perfezionamento dell’Arts Academy di Roma e il primo anno del Corso di Jazz presso il Conservatorio Musicale di Latina<br>Ha frequentato corsi di direzione di banda con alcuni maestri di fama internazionale, tra i quali F. Creux, D. Carnevali, E. M. Corporon e J. V. der Roost<br>Svolge un’intensa attività concertistica con varie formazioni cameristiche e ha collaborato con diverse orchestre sinfoniche e liriche effettuando oltre 400 concerti.<br>Dal 1990 a tutt’oggi è membro del quartetto di clarinetti Stark Quartet, con il quale ha vinto alcuni concorsi cameristici e con cui si esibisce a numerosi meeting italiani, europei e internazionali di clarinetto (Canada, Stati Uniti, Portogallo, Germania, Spagna e Belgio).<br>Ha inciso diversi CD e produce con regolarità composizioni originali, trascrizioni e arrangiamenti, che vengono eseguiti in concerto; alcuni dei quali pubblicati sono stati pubblicati da Case Editrici (La Scuola, Potenza Music, Eufonia). Nel 2021 viene pubblicato da Edizioni Curci il suo metodo La scuola del clarinetto.<br>É stato premiato numerose volte a diversi Concorsi Musicali Nazionali in qualità di docente, arrangiatore e compositore.</p>
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		<title>&#8220;Diario percettivo&#8221; di Alessia Marino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 15:16:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8221; Dimmi tutto quello che ci vedi, a cosa potrebbe somigliare? &#8220;La percezione del singolo cambia in base al vissuto di ciascuno, è opinabile, mutevole, equivocabile.Il progetto Diario percettivo parte da qui.In base alle teorie della percezione visiva, il nostro occhio riconosce determinate strutture che, rielaborate dal cervello, possono essere associate ad altro . Ad esempio un cerchio è un&#8230;&#160;<a href="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/anno-2-numero-uno/fotografia-anno-2/diario-percettivo-di-alessia-marino.html" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">&#8220;Diario percettivo&#8221; di Alessia Marino</span></a>]]></description>
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<p class="has-medium-font-size">&#8221; Dimmi tutto quello che ci vedi, a cosa potrebbe somigliare? &#8220;<br>La percezione del singolo cambia in base al vissuto di ciascuno, è opinabile, mutevole, equivocabile.<br>Il progetto <strong><em>Diario percettivo</em></strong> parte da qui.<br>In base alle teorie della percezione visiva, il nostro occhio riconosce determinate strutture che, rielaborate dal cervello, possono essere associate ad altro . Ad esempio un cerchio è un cerchio, ma può essere una sfera, una palla, o magari un sole. <br>La percezione da una parte nasce dall’oggettività sociale , in altre parole: &#8221; vedo il cerchio come una palla perché tutti sappiamo che la palla è rotonda, e dall’altra dalla soggettività del fruitore, ovvero:&#8221; nel cerchio vedo una palla anziché il sole perché sono una giocatrice di pallavolo&#8221;.<br>In questo senso, se la percezione varia in base alle nostre esperienze, io ritengo che essa somigli ad un atto intimo, come quello di scrivere un diario . Da qui il nome &#8220;diario percettivo&#8221;<br>Il mio progetto si compone di 7 immagini, ispirate alle&#8221; macchie di Rorschach”.<br>Sono partita dalla realizzazione di immagini di un corpo umano, raffigurato come still life, che ho editato successivamente, fino a scomporre, ruotare, trasformare le immagini alla ricerca di nuove forme che potessero attivare il meccanismo duale cervello/occhio della percezione, per arrivare a chiedere al fruitore: &#8221; Dimmi tutto quello che ci vedi, a cosa potrebbe somigliare? &#8220;<br>Il progetto è infatti completato da un test che l’osservatore può compilare, lasciando la sua personale testimonianza, divenendo egli stesso, in qualche modo, parte del progetto. <br>Il progetto rappresenta una riscoperta del valore del confronto con l’altro, una riflessione sulla percezione individuale e collettiva rispetto ad un fenomeno, che non è oggettivo, ma frutto del vissuto e delle sensazioni di chi lo osserva, perché &#8220;quello che vedo io forse non è quello che vedi tu. &#8220;</p>



<p class="has-medium-font-size"></p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><a  href="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo06.webp" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-id="633" src="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo06-1024x1024.webp" alt="" class="wp-image-633" srcset="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo06-1024x1024.webp 1024w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo06-300x300.webp 300w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo06-150x150.webp 150w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo06-768x768.webp 768w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo06-600x600.webp 600w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo06-100x100.webp 100w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo06-120x120.webp 120w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo06-400x400.webp 400w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo06-200x200.webp 200w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo06.webp 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a  href="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo07.webp" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-id="634" src="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo07-1024x1024.webp" alt="" class="wp-image-634" srcset="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo07-1024x1024.webp 1024w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo07-300x300.webp 300w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo07-150x150.webp 150w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo07-768x768.webp 768w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo07-600x600.webp 600w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo07-100x100.webp 100w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo07-120x120.webp 120w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo07-400x400.webp 400w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo07-200x200.webp 200w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/diario-percettivo07.webp 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Alessia Marino</h2>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p>ex studentessa d&#8217;ingegneria Biomedica.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Laureata in fotografia, cinema e televisione all’accademia di belle arti di Napoli.</li>



<li>Laurea in fotografia come linguaggio d’arte all’accademia di belle arti di Napoli.</li>



<li>Esperienza di 6 mesi in Spagna, studi presso UPV di Valencia.</li>



<li>Esperienza di 1 Anno in Spagna, presso la scuola di arte di Jerez de la frontera.</li>



<li>Tirocinio di 1 mese presso il comune di Jerez de la frontera , Spagna</li>



<li>Diploma Il anno Voice art Accademy</li>



<li>Fotografa, assistente/aiuto Regia, segretaria d&#8217;edizione, comunicatrice visiva.</li>



<li><strong>ESPERIENZA</strong></li>



<li>Stage come assistente alla regia per il filim il giardino dei numeri di Vincenzo Stango.</li>



<li>stage come segretaria di edizione per il filin dell&#8217; opera teatrale &#8220;Cravattari&#8221; di Fortunato Calvino.</li>



<li>Mostra fotografica collettiva &#8220;la smorfia&#8221; facoltà di architettura Napoli. Dicembre 2017</li>



<li>Mostra fotografica collettiva organizzata da Movart. Marzo 2019</li>



<li>Mostra fotografica collettiva &#8220;arte reclusa&#8221; al Maschio Angioino. Marzo 2019</li>



<li>Mostra fotografica collettiva Inaugurazione Museo Cineteca dedicato a Giacomo Furia. Maggio 2019</li>



<li>Mostra collettiva “per dire di no alla violenza sulle donne” museo d&#8217;arte contemporanea Mac3, Caserta.<br>Novembre 2019</li>



<li>Vincitrice giuria tecnica della terza edizione “lo scatto che non c’era”, concorso fotografico promosso da<br>Art33 in collaborazione con l&#8217;associazione Gioco Immagine e Parole e il Premio Nazionale Amato Lamberti.<br>Novembre 2022 e Ottobre 2023.</li>
</ul>



<p><strong>Pubblicazioni</strong></p>



<p>Pubblicazione poesia nella raccolta Habere Artem di Aletti editore</p>



<p>Pubblicazione fotografica sulla rivista Efemera.</p>



<p>Pubblicazione fotografica sulla rivista Bomarsce</p>



<p>Pubblicazione fotografica rivista Vanguard</p>



<p><strong>N.B.</strong>: l&#8217;immmagine di copertina è un&#8217;opera dell&#8217;artista.</p>
</div>
</div>
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		<title>Acquerelli di Jennifer D&#8217;Ambrosio</title>
		<link>https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/anno-2-numero-uno/arti-visive-anno-2/acquerelli-di-jennifer-dambrosio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 14:24:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arti visive]]></category>
		<category><![CDATA[acquerelli]]></category>
		<category><![CDATA[arti visive]]></category>
		<category><![CDATA[jennifer d'ambrosio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/?p=665</guid>

					<description><![CDATA[Jennifer D&#8217;Ambrosio Alessandra Jennifer D’Ambrosio nata a Maddaloni nel 1992.Vive attualmente a Santa Maria Capua Vetere provincia di Caserta e da sempre ha avuto una forte predisposizione per l’arte e la poesia.In questi anni ha elaborato un proprio diario visivo servendosi di matite e colori senza regola, immaginando forme e colori che le hanno permesso&#8230;&#160;<a href="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/anno-2-numero-uno/arti-visive-anno-2/acquerelli-di-jennifer-dambrosio.html" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Acquerelli di Jennifer D&#8217;Ambrosio</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-medium-font-size"></p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-1d2926d6" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns alignfull has-2-columns has-desktop-equal-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-reverse-columns-mobile has-vertical-center ticss-c00aadba"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
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<figure class="wp-block-image size-large"><a  href="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2025/12/TAV_02-Cobalto.webp" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" width="775" height="1024" data-id="657" src="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2025/12/TAV_02-Cobalto-775x1024.webp" alt="" class="wp-image-657" srcset="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2025/12/TAV_02-Cobalto-775x1024.webp 775w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2025/12/TAV_02-Cobalto-227x300.webp 227w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2025/12/TAV_02-Cobalto-768x1015.webp 768w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2025/12/TAV_02-Cobalto-400x529.webp 400w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2025/12/TAV_02-Cobalto.webp 1080w" sizes="auto, (max-width: 775px) 100vw, 775px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a  href="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2025/12/TAV_03-Cobalto.webp" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" width="743" height="1024" data-id="658" src="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2025/12/TAV_03-Cobalto-743x1024.webp" alt="" class="wp-image-658" srcset="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2025/12/TAV_03-Cobalto-743x1024.webp 743w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2025/12/TAV_03-Cobalto-218x300.webp 218w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2025/12/TAV_03-Cobalto-768x1059.webp 768w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2025/12/TAV_03-Cobalto-400x551.webp 400w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2025/12/TAV_03-Cobalto.webp 1080w" sizes="auto, (max-width: 743px) 100vw, 743px" /></a></figure>



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<p id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-1d40683c" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-1d40683c"><strong>COLLEZIONE</strong></p>



<h2 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-0af3bf17" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-0af3bf17">Cobalto</h2>
</div>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading">Jennifer D&#8217;Ambrosio</h2>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p>Alessandra Jennifer D’Ambrosio nata a Maddaloni nel 1992.<br>Vive attualmente a Santa Maria Capua Vetere provincia di Caserta e da sempre ha avuto una forte predisposizione per l’arte e la poesia.<br>In questi anni ha elaborato un proprio diario visivo servendosi di matite e colori senza regola, immaginando forme e colori che le hanno permesso di esprimere emozioni e idee, fungendo da dialogo interiore e rifugio personale.<br>Ha avuto modo di approfondire tecniche e stili frequentando dapprima il liceo artistico, per poi proseguire in maniera più mirata attraverso un percorso accademico di pittura, acquerello e gessetto.<br>Ha collaborato con amici poeti esponendo la propria arte con la realizzazione di acquerelli, lasciandosi ispirare dalle emozioni trasmesse attraverso la lettura delle loro poesie e dei loro racconti.<br>Ha partecipando a mostre collettive e in estemporanea in diverse zone della propria regione.<br>Si occupa inoltre di grafica, é autrice della pagina culturale Facebook &#8220;<a href="https://www.facebook.com/profile.php?id=100044332634677">Il giardino segreto</a>&#8221; fondata per gioco ma cresciuta esponenzialmente.<br>Scrive poesie.</p>
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		<title>&#8220;Dono dell&#8217;invisibilità&#8221; di Livia Messina</title>
		<link>https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/anno-2-numero-uno/arti-visive-anno-2/dono-dellinvisibilita-di-livia-messina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 11:40:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arti visive]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[Agli albori della mia esistenza pensavoche essere invisibile fosse un problema.Non mi rendevo conto che stavo lentamente morendo,dentro gli abiti di danza classica, scarpette gessate e mollette strette chemi stringevano la testafino a farmi quasi esplodere i neuroni.Lì forse avevo capito che quando balli con il cranio compresso impari a non pensare.Ti insegnavano a posare&#8230;&#160;<a href="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/anno-2-numero-uno/arti-visive-anno-2/dono-dellinvisibilita-di-livia-messina.html" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">&#8220;Dono dell&#8217;invisibilità&#8221; di Livia Messina</span></a>]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="933" src="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/immagine-copertina-scheda-livia-messina.webp" alt="" class="wp-image-603" srcset="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/immagine-copertina-scheda-livia-messina.webp 1920w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/immagine-copertina-scheda-livia-messina-300x146.webp 300w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/immagine-copertina-scheda-livia-messina-1024x498.webp 1024w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/immagine-copertina-scheda-livia-messina-768x373.webp 768w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/immagine-copertina-scheda-livia-messina-1536x746.webp 1536w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/immagine-copertina-scheda-livia-messina-600x292.webp 600w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/immagine-copertina-scheda-livia-messina-1250x607.webp 1250w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/11/immagine-copertina-scheda-livia-messina-400x194.webp 400w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p class="has-medium-font-size">Agli albori della mia esistenza pensavo<br>che essere invisibile fosse un problema.<br>Non mi rendevo conto che stavo lentamente morendo,<br>dentro gli abiti di danza classica, scarpette gessate e mollette strette che<br>mi stringevano la testa<br>fino a farmi quasi esplodere i neuroni.<br>Lì forse avevo capito che quando balli con il cranio compresso impari a non pensare.<br>Ti insegnavano a posare sul palcoscenico degli adulti aristocratici che si arricchivano delle tue movenze regolate.<br>Mia madre diceva che la postura e movimenti delicati costruiscono una immagine di donna fine, elegante, dritta; dunque son morta non ascoltando il mio corpo nell’ultimo saggio mentre facevo il topino di Cenerentola, il cappello mi si scucì, la mia testa era troppo grande.<br>Dietro le quinte di un grosso palco, mentre mi toglievano le mollette dai ricci, decisi l’indomani di rasarmi i capelli. Lo feci e cominciai ad essere invisibile a 8 anni, quando iniziai a giocare in una squadra maschile di basket. Ero l’unica lei, ma senza tette.<br>Continuai ad allenarmi ad essere invisibile nei campionati di basket, nei miei vestiti larghi, comodi.<br>L’invisibilità inconsapevole si insinuava nel mio essere atea e non battezzata,<br>nell’esser cacciata dalle classi e di non aver nessuno alla mia festa di compleanno a 8 anni.<br>Mi allenavo ad essere invisibile ancora baciando la prima volta la mia baby sitter, nel vestirmi da superman, spazzacamino, Frodo;<br>Eppure mi piacevo. Dentro al mio essere maschio.<br>Il potere dell’invisibilità prendeva forma al liceo, non avevo identità. Un giorno ero Lucio battisti, l’altro Branduardi, l’altro ancora ero Caparezza.<br>La gente si divertiva a congetturare e il gioco si faceva sempre più intenso quando son morta per l’ennesima volta nell’istante in cui le compagne del liceo mi legavano con corde strette, attorno alle tette e mi sceglievano trucco e parrucco.<br>Mi ero ricordata delle mollette, dei miei ricci, delle lacrime stanche.<br>Il mio era uno stato liquido, ero acqua, nuotavo assieme al circolo vizioso dei passaggi obbligatori della vita.<br>L’ avevo capito all’università, lì son morta di nuovo in mezzo alla pozza di sesso torbido, fidanzati annuali, amanti occasionali, situazioni ambigue.<br>Eppure mi piacevo, dentro al mio essere bisessuale.<br>Nel non essere banale.</p>



<p class="has-medium-font-size">Ero dentro l’invisibile essendo visibile.<br>Ero occhi e cravatta alla laurea con la tesi più noiosa della facoltà di giurisprudenza.<br>Ero diritto tributario,<br>ero fuori corso,<br>ero fuori tempo,<br>ero fuori luogo,<br>ero fuori ego,<br>ero fuori nei fior fiore dei miei anni,<br>l’insieme di scelte sbagliate ma confortevoli,<br>Visibili.</p>



<p class="has-medium-font-size">Oggi ho un potere: il piacermi invisibile con il mio mantello della Versatilità .<br>La Versatilità è aria ed ora respiro, mi silenzio, mi avvolgo nella muta osservazione.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il versatile è Vuoto ed ora mi riempio di donna,<br>di uomo,<br>di profumi blu,<br>mi dipingo nei mi quadri distratti e astratti,<br>mi abito di strappi sottili di piccole identità.<br>Ora mi bevo gli errori, gli orrori e i mostri,<br>li inserisco nel derma,<br>nelle cellule morte del mio ERO.<br>Vivrò e morirò ancora fino a quando la Signora con la falce incontrerà la mia invisibilità…<br>son sicura che per quella strada trasparente troverà qualche molletta.</p>



<div id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-1d2926d6" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns alignfull has-2-columns has-desktop-equal-layout has-tablet-equal-layout has-mobile-collapsedRows-layout has-reverse-columns-mobile has-vertical-center ticss-c00aadba"><div class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-columns-overlay"></div><div class="innerblocks-wrap">
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<p id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-1d40683c" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-1d40683c"><strong>COLLEZIONE</strong></p>



<h2 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-0af3bf17" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-0af3bf17">Privata di Livia Messina</h2>
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<h2 class="wp-block-heading">Livia Messina</h2>



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<p>Mi chiamo Livia, in arte distrattArt. Nei miei dipinti c’è sempre la fusione tra la mia arte e le mie poesie. Mescolare i colori significa rievocare sensazioni, suoni, movimenti, personaggi. In ogni mio quadro alberga un’anima. Mi piace dipingere astrattamente e distrattamente l’introspezione.</p>



<p><strong>N.B.</strong>: l&#8217;immmagine di copertina è un quadro dell&#8217;artista.</p>
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		<title>&#8220;L&#8217;alba dei miracoli&#8221; di Gerardo Fiorillo</title>
		<link>https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/anno-2-numero-uno/narrativa-anno-2/lalba-dei-miracoli.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 11:40:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
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					<description><![CDATA[Dormi mia cara e sogna di svegliarti all’alba di un giorno migliore, quando l’incubo che stai vivendo sarà solo un ricordo. “Aspettami papà, non puoi andare via così. So che non puoi sentirmi, ma il mio grido lo rivolgo al cielo, al Signore, affinché possa lui donarti la forza necessaria per sconfiggere il tuo nemico.&#8230;&#160;<a href="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/anno-2-numero-uno/narrativa-anno-2/lalba-dei-miracoli.html" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">&#8220;L&#8217;alba dei miracoli&#8221; di Gerardo Fiorillo</span></a>]]></description>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Dormi mia cara e sogna di svegliarti all’alba di un giorno migliore, quando l’incubo che stai vivendo sarà solo un ricordo.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size">“Aspettami papà, non puoi andare via così. So che non puoi sentirmi, ma il mio grido lo rivolgo al cielo, al Signore, affinché possa lui donarti la forza necessaria per sconfiggere il tuo nemico. Nessuno era pronto ad affrontare questa guerra, nemmeno io, ma ho trovato la forza e il coraggio di lottare. Ho visto troppe persone soffrire, morire da sole. Gli occhi terrorizzati di ognuno di loro sono fotogrammi che ritrovo tutte le notti e tutte le notti vedo il tuo viso premuroso e rassicurante che mi sprona a credere che la vita ci sorriderà ancora. Ho cercato e cerco di essere madre e sorella di tanti sventurati, donando loro una speranza, una parola di conforto. Sono stanca e consapevole del pericolo, ma lotterò fino alla fine, per me e per chi ha bisogno di me. Dicono che siamo eroi papà, vorrei che vicino a te ci fosse davvero un eroe a difenderti, a prendersi cure di te. Ma noi non lo siamo, siamo persone normali, fragili, che sono diventate forti, unite e consapevoli di rappresentare l’avamposto di una nazione in guerra. Lottiamo e lotteremo fino a consumarci, aspettando di rivedere la luce e ritrovare la libertà. Non arrenderti papà, ti prego, non lasciarmi.”<br>“Sono amareggiata signora, scusi se nei giorni scorsi non ho risposto, il telefono di suo padre era spento, qui è un inferno. Questo suo ultimo messaggio mi ha commosso e sono spiacente di dirle che le condizioni del paziente sono ancora preoccupanti ma stazionarie. Spero al più presto di darle qualche notizia migliore di quelle attuali. Buona serata.”<br>“La prego non lo lasci solo.”<br>“Spero che Dio non lasci solo nessuno di noi.”<br>Dormi mia cara e sogna di svegliarti all’alba di un giorno migliore, quando l’incubo che stai vivendo sarà solo un ricordo. Dormi e per qualche ora dimentica la paura, compagna inseparabile, silente, furiosa, che al risveglio di ogni giorno ti accompagna all’ingresso dell’arena, dove indossati gli abiti da guerra ti appresti ad affrontare l’ennesima battaglia. Le sue urla stridono feroci e lancinanti nella tua mente, ma tu sei sul campo adesso; le atroci voci della sofferenza sono echi ridondanti che distruggono i suoi toni furiosi. Nel frastuono della contesa innalzi prepotente il tuo senso del dovere, abbatti ogni ostacolo fisico e mentale e ti lanci nella mischia, in prima linea, per affrontare un’altra lunghissima e dolorosa giornata. Ma tu mio amore, tu non-dormi, tu sussurri spasimi che non-si placano e attese che restano vane. La luce della tua speranza lascia il posto al buio di un’altra disperata notte, mentre il tempo ti scivola dentro, tumultuoso, marginale. Tu non dormi, resti sveglia, ti siedi al mio fianco, accarezzi i miei capelli e lasci sul mio viso copiose lacrime. Stringi le mie mani e urli silenzi, mentre in ognuna di quelle lacrime scivola via il sapore amaro del dolore. L’atroce dolore per il tuo povero papà, indifeso, solo, e il dolore incessante di ogni singola vittima che si spegne davanti ai tuoi occhi, sconfitta e portata via anonima e solitaria, lasciandoti nel cuore l’ennesima e insanabile ferita. Mi cerchi per un abbraccio, vorresti che tutto questo fosse solo un sogno, ma disperata ti adagi e sul cuscino aspetti parole di conforto che io non posso sussurrarti. Nel silenzio arriva l’eco di una musica lontana, la solitudine di un popolo che si unisce sotto la stessa bandiera e una sola voce di conforto. Tutti insieme stretti nell’anima aspettano e osservano l’orizzonte, quell’orizzonte oscuro che ci addolora e ci rende fragili, mentre nel buio e a testa bassa percorriamo l’interminabile tunnel della sofferenza. Un lento cammino in attesa di un barlume di luce, cui poter rivolgere lo sguardo e sperare che presto diventi la scia luminosa della nostra libertà. Resisti, ti prego, e vedrai che ci sarà un’alba in cui tutto cambierà, un’alba di miracoli, dove lasceremo questa dimensione penosa e surreale per ritornare di nuovo a sorridere e piangere di gioia, a lavorare e riempire le nostre città, consapevoli che il pericolo sia ormai lontano. L’alba di quel nuovo giorno risplenderà in ogni angolo del paese, ferito, addolorato, ma con la voglia infinita di ricominciare a far pulsare il suo cuore affranto dal dolore; ma vivo, nonostante le profonde ferite e un prezzo molto alto pagato per un guerra impari e vigliacca. Ti risveglierai, ci risveglieremo in un mondo diverso, forse migliore, forse di fratellanza. Si apriranno varchi nei sentieri impervi e oscuri dell’esistenza umana, dove non entra la luce della solidarietà verso i più sfortunati che, nonostante la vittoria, continueranno ad essere sconfitti dalle manchevolezze e da un crudele destino. Tanti altri seguiteranno a lottare con dignità le personali battaglie della vita, altri soffriranno da soli e senza conforto per le perdite subite. Tu, mia adorata, ritornerai a casa col sorriso tenue disegnato sul tuo stanco volto, ma libero dal terrore e dall’incubo che spegneva lentamente ogni tuo volere. Tornerai ad essere libera di vivere la tua vita relegata nell’oblio dell’incertezza e dell’orrore, e forse un giorno vicino o lontano, inizierai a ricostruire i tuoi sogni dalle macerie di un apocalisse. Vincerai la tua guerra come tanti tuoi colleghi lottando dal primo giorno all’ultima notte, senza mai dimenticare coloro che, salvando tante vite, avranno lasciato la propria sul campo. Sarai libera di riascoltare senza nessuna interferenza le straordinarie sensazioni della vita, le note del tuo cuore torneranno a diffondersi come dolci melodie nell’alba di un nuovo mondo…quell’ incantevole alba dei miracoli.<br>“Questa mattina, alle ore 6,25, suo padre ha esalato il suo ultimo respiro. Le assicuro che è stato fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità e conoscenze. Mi dispiace moltissimo e personalmente, per quel poco che ho parlato con lui prima di essere intubato, ho intuito quanto fosse un uomo perbene e a modo. Gli sono stata vicino e ho cercato di rassicurarlo sulle sue condizioni. Le sua parole mi hanno fatto tanta tenerezza, ma soprattutto quel viso e quegli occhi persi nel vuoto come se cercassero l’aiuto di qualcuno. Ha sussurrato il suo nome innumerevoli volte prima di andare, ho pianto nel vederlo inerme dopo aver lottato strenuamente la sua battaglia. Conservo il telefono e gli altri effetti personali di suo padre. Quando sarà possibile mi mandi un messaggio, le racconterò gli ultimi momenti della sua vita.”<br>All’alba di questa mattina di metà marzo si è spenta ogni speranza di rivedere in vita tuo padre. Non sai dove lo porteranno, non sai se troverai la sua salma, non sai dove versare le lacrime per una morte così assurda. Adesso è davvero tragica, non so cosa succederà, la vita ti sta mettendo di fronte una prova durissima da superare, le speranze diventano vane, inutili illusioni. Ma tu devi crederci, non puoi arrenderti, occhi supplichevoli e volti sofferenti ti restituiranno il coraggio di continuare e in fondo al sentiero un giorno ritroverai la libertà, la vita, l’amore. Io sarò lì ad aspettarti.<br>Oggi il Papa concederà con una funzione straordinaria l’indulgenza plenaria ai malati e a chi li assiste.<br>Il buio è calato sul mondo, ma l’alba dei miracoli verrà, prima o poi c’illuminerà ancora della sua meravigliosa luce che mai avremmo pensato di perdere in un modo così assurdo.</p>



<p><strong>Gerardo Fiorillo</strong></p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Il vaccino: terza dose&#8221; di Giuseppe Tecce</title>
		<link>https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/anno-uno-numero-zero/narrativa/il-vaccino-terza-dose-di-giuseppe-tecce.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jun 2024 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe tecce]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
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					<description><![CDATA[Andrea si era recato al centro vaccinale con meno spensieratezza delle altre volte. Era arrivato alla terza dose, mentre il suo umore oscillava tra la felicità per esserne rimasto indenne ed il dispiacere per il sentirsi alla stregua di un tossico alla ricerca spasmodica della dose successiva.Arrivò al centro vaccinale trafelato, avendo bene in mente&#8230;&#160;<a href="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/anno-uno-numero-zero/narrativa/il-vaccino-terza-dose-di-giuseppe-tecce.html" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">&#8220;Il vaccino: terza dose&#8221; di Giuseppe Tecce</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-medium-font-size">Andrea si era recato al centro vaccinale con meno spensieratezza delle altre volte. Era arrivato alla terza dose, mentre il suo umore oscillava tra la felicità per esserne rimasto indenne ed il dispiacere per il sentirsi alla stregua di un tossico alla ricerca spasmodica della dose successiva.<br>Arrivò al centro vaccinale trafelato, avendo bene in mente le parole di Genny: “lo sai che Adele dopo la terza dose, una volta a casa, è svenuta, cadendo e procurandosi una profonda ferita alla guancia e alla fronte”? Le parole di Genny gli tornavano alla mente, quasi fossero una profezia.<br>Andrea, cercò di distrarsi, mostrando la prenotazione al tipo davanti al cancello, ottenendone un ticket, con cui mettersi in coda dinanzi all’ingresso. Attese per 40 interminabili minuti prima che la fila scorresse e si ritrovasse faccia a faccia con l’operatore della protezione civile, che con modi scortesi lo invitò ad entrare e a recarsi presso lo sportello per validare la prenotazione.<br>Il contrasto tra l’aria esterna, fredda e secca, e l’aria calda ed umida dell’interno, provocò l’appannamento degli occhiali, e la mascherina FFP2, malmessa, fece il resto, peggiorando ancor più la situazione.<br>Che caldo, pensò, mentre era in coda nell’ampio atrio della vecchia caserma, adibita a centro vaccinale.<br>L’ansia non si teneva più dentro e strabordava in tanti modi: dapprima la gamba destra cominciò a muoversi come impossessata, poi si ritrovò a tamburellare col piede sul pavimento ed infine ad allargare il girocollo, che pareva stringersi attorno alla gola, tirandolo col dito indice della mano destra.<br>Si guardò intorno. Era circondato da un’umanità varia e sconosciuta. C’era il tizio basso e largo, dalle guance rosse e col giubbotto sbottonato: “quello di sicuro avrà la pressione alta”, pensò. C’era la tipa magra magra, appena ingobbita, con il mento nascosto nel lembo più alto del cappotto di panno pesante, ed abbottonato fino all’ultimo bottone. Il ragazzino, dietro, sbuffava, mentre la distinta signora, di lato, sospirava per l’ansia e per passare il tempo. La fila scorreva lenta e l’omino allo sportello era piuttosto pignolo: voleva la tessera sanitaria ed un documento. Ne leggeva il codice a barre con uno scanner e poi stampava tre fogli che consegnava al paziente di turno, indicandogli, infine, la via da seguire. Quando fu il turno di Andrea, terminata la solita trafila documentale, lo instradò verso sinistra. “Ecco vede quella coda? Si metta li dietro, ed aspetti il suo turno”.<br>“Siamo dei pazienti”, rispose Andrea sorridendo, “ci sarà pur un motivo” …<br>Si spostò in fondo all’altra coda, e reclinò il capo. La mascherina affaticava la respirazione, la scostò un po’ dalla bocca per prendere una boccata d’aria, e fu investito da un fetore misto di azoto e zolfo. Qualcuno aveva scorreggiato, ma l’uso comune delle pesanti mascherine ne aveva attenuato gli effetti sui presenti.<br>Furono altri 20 minuti di attesa. Arrivò il suo turno e fu mandato in una stanza, grande quanto un intero appartamento in centro. Parlò con un medico, seduto dietro ad un banco, di quelli scolastici, piccoli. Firmò un foglio di accettazione e finalmente si mise in coda per accedere alla sala vaccini.<br>Le sale vaccinali erano divise: sulla sinistra si apriva la sala riservata alle donne e sulla destra quella riservata agli uomini.<br>Entrarono in cinque e presero posto sulle cinque poltrone disposte a raggiera nella stanza. Passò l’infermiera, con cinque siringhe già pronte poggiate orizzontalmente sopra ad un vassoio metallico. Toccò ad Andrea. Scoprì il bicipite e si lasciò praticare l’iniezione. Fu indolore e priva di sensazioni.<br>Fu accompagnato nella sala di attesa post vaccino, dove, dopo ulteriori 15 minuti, gli fu consegnata l’attestazione di avvenuta somministrazione e fu libero di andar via.<br>Uscì dalla porta laterale, abbassò la mascherina e finalmente poté respirare ossigeno, fresco ed inodore.<br>Il pensiero di Adele, del suo malore, e le parole gravide di pathos di Genny, si insinuarono ben presto nella sua testa. Quando arrivò allo sportello della macchina ebbe una vertigine, la vista gli si annebbiò, gli tremò la mano.<br>Tornò a casa guidando in maniera distratta, a tratti pensò di non ricordare più nemmeno la strada.<br>Parcheggiò la 500 X amaranto proprio sotto casa e corse nel suo appartamento.<br>Bevve con ingordigia un’intera tazza di acqua: era solito usare le tazze in luogo dei bicchieri, perché più capienti. Si toccò il punto esatto del braccio in cui era stato iniettato il farmaco e non sentì dolore.<br>“Strano”, pensò, “nelle due precedenti somministrazioni il braccio era stata la prima parte del corpo a dolermi, ed ora mi dolgo per il mancato dolore”.<br>Riguardò con attenzione il selfie che aveva scattato al momento del vaccino. Era indubbio: l’ago era stato infilzato nella carne. L’idea che l’infermiera avesse fatto una finta iniezione era da scartare.<br>Si sedette sul divano. Il televisore trasmetteva immagini colorate, senza audio, che era stato disattivato. Passarono due ore, si trascinò in cucina per prepararsi il pranzo.<br>Terminò in fretta. Non avvertiva né il dolore al braccio, né sintomi di altro tipo. “È impossibile”, pensò, “Adele è svenuta dopo il vaccino. Devo restare vigile ed in attenzione, che da un momento all’altro toccherà anche a me”.<br>Passò ancora un’ora, ma nulla di strano accadde. Accese un fornello, poi lo spense, pensando fosse pericoloso. In caso di mancamento, non solo si sarebbe spaccato il volto, ma avrebbe rischiato finanche di bruciarsi.<br>Si spostò, quindi, in camera da letto. Avvertì un lieve dolore al piede sinistro ed un accenno di zoppia. Prese la stampella che aveva riposto nell’armadio tempo addietro, usata, all’epoca per i postumi di una caduta.<br>Camminò all’interno della casa per abituarsi alla stampella. Simulò più volte una caduta, ma, di fatto, la caduta non arrivò, e nessun mancamento gli si era presentato.<br>Le parole di Genny gli rimbombavano nella testa: se Genny aveva pronunciato quelle parole, non poteva essere altrimenti. “Prima o poi”, come è accaduto ad Adele, “io mi ritroverò in terra, spaccandomi lo zigomo o forse la fronte”.<br>Pensò che la cosa più saggia da fare, sarebbe stata quella di riempire il pavimento di cuscini ed altri materiali morbidi, che avrebbero potuto attutire la caduta, in caso di necessità. Così fece, spargendo l’ampio pavimento con guanciali e cuscini da divano. La casa divenne un tappeto colorato e soffice, che avrebbe potuto fare la felicità di qualsiasi bambino.<br>Si buttò, allora, in terra, simulando il mancamento che tardava a presentarsi, rimanendo lì disteso per l’intera notte.<br>L’indomani mattina si svegliò tumefatto per la posizione innaturale che aveva assunto durante il sonno. La vertigine profetizzata non si era verificata. Tolse i cuscini e bevve un caffè.</p>



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<p><strong>Giuseppe Tecce</strong>: nato a Benevento nel 1972; si è laureato in Giurisprudenza, abilitato alla professione di Agente in Attività Finanziaria, si occupa da molti anni di cooperazione sociale, sia a livello nazionale che internazionale. Attualmente è Presidente della cooperativa sociale &#8220;Medina&#8221;, è coordinatore di Struttura Tutelare per persone non autosufficienti, ed è coordinatore dei soci di Banca Etica per il Sannio, Irpinia e Molise. È autore di quattro libri: <em>L&#8217;agente della Terra di Mezzo, Storia di un Presidente che si credeva un topo, Il Portiere, Ljuba senza scarpe.</em></p>
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		<title>&#8220;Oracolo&#8221; di Luigi Nittoli</title>
		<link>https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/anno-uno-numero-zero/narrativa/oracolo-di-luigi-nittoli.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jun 2024 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
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					<description><![CDATA[E se Tempo non scorresse?Se un istante si vuotasse in uno sguardo?Che sto dicendo?Che mi succede?Tra le mie mani carne dolce ed io che affogo, esterrefatto.Non ricordo il tuo nome.Non lasciarmi da solo con quest&#8217;anima, terrorizzata. Tutto finisce si, non ho dubbi. Il fruscio di orme nella sabbia e il rumore di un&#8217;onda che le&#8230;&#160;<a href="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/anno-uno-numero-zero/narrativa/oracolo-di-luigi-nittoli.html" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">&#8220;Oracolo&#8221; di Luigi Nittoli</span></a>]]></description>
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<p class="has-medium-font-size">E se Tempo non scorresse?<br>Se un istante si vuotasse in uno sguardo?<br>Che sto dicendo?<br>Che mi succede?<br>Tra le mie mani carne dolce ed io che affogo, esterrefatto.<br>Non ricordo il tuo nome.<br>Non lasciarmi da solo con quest&#8217;anima, terrorizzata. Tutto finisce si, non ho dubbi. Il fruscio di orme nella sabbia e il rumore di un&#8217;onda che le spazza via; aspetta, non andare…<br>Concedimi attesa.<br>Vorrei solo essere normale. E dopo sii Giuditta: slabbra trachee e scarnifica quest&#8217;uomo! Trafiggi una vita vissuta nel terrore di morire al di fuori di te.<br>Se solo potessi imprimere tre piccole mosche di velluto grigio.<br>Tramutarsi etereo, eh?<br>Ho perso il filo…troppo citazionismo. Ma si tratta di fantasia, amore mio. E come Orfeo t&#8217;ho condannato, voltandomi a te.<br>Qualora non l&#8217;avesse fatto, tuttavia? Non mi capaciterei di giustificare una scesa all&#8217;inferno. Forse solo una passeggiata tra le ombre. Non riesco proprio a lasciarti andare. Non così, né mai e sempre.<br>Se fossi bellissima… ah! Saresti una come tante, degna dei ginocchi di un melanconico scrivano con le dita sporche.<br>È perché, allora, tu non esisti?<br>Perché? Tutto ciò che soffro è un rimpianto espletato in catrame e fogli bianchi.<br>Arderei &#8216;l mondo d&#8217;Ambra e fuoco per baciare le tue labbra; darti una forma…<br>E il tuo nome non lo ricordo.</p>



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<p><strong>Luigi Nittoli</strong>:</p>
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		<title>&#8220;Marea&#8221; di Carmen Merola</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jun 2024 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="540" src="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/06/copertina-x-marea-di-carmen-merola.jpg" alt="marea di carmen merola" class="wp-image-520" srcset="https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/06/copertina-x-marea-di-carmen-merola.jpg 720w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/06/copertina-x-marea-di-carmen-merola-300x225.jpg 300w, https://diariodibordo.alfredomartinelli.info/wp-content/uploads/sites/2/2024/06/copertina-x-marea-di-carmen-merola-400x300.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure>



<p class="has-medium-font-size">Pensiero solo vagheggiato<br>mi travolgi<br>e mi conduci in te</p>



<p class="has-medium-font-size">Con possente slancio<br>mi trascini giù<br>in antichi abissi inesplorati</p>



<p class="has-medium-font-size">Da quelle oscure acque<br>soli e avvinti<br>avrò mai la forza di riemergere?</p>



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<p><strong>Carmen Merola</strong>: nata a Caserta, vive e lavora a S. Maria Capua Vetere. Laureata in Conservazione dei Beni Culturali, insegna Italiano, Storia e Geografia nella Scuola Secondaria di Primo Grado. Appassionata di archeologia, arte, letteratura, teatro, cinema e astronomia, ama leggere, ascoltare musica, passeggiare e viaggiare. Scrive poesie, pubblicate da alcune case editrici, e collabora, con i suoi testi, alle opere di amici artisti.</p>
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